Scusa, c'hai mica un cicchino?

mercoledì, 09 gennaio 2008

Il party del licenziamento

Nella mia prodigiosa ingenuità, ero fortemente convinta che un atteggiamento positivo dinnanzi alle avversità della vita, avrebbe preservato la mia salute fisica e mentale. Così, il giorno in cui il postino mi ha recapitato la lettera di licenziamento, ho deciso di organizzare un magnifico party a casa mia. Un party del licenziamento! Che bella idea! Così, mentre in fretta e furia sbaraccavo quella che è stata la mia scrivania per quattro lunghi anni, ho inviato un sms volante a qualche amichetto qua e là: "Sono stata licenziata, stasera festino a casa mia". Ho tentato di coinvolgere, senza successo, anche i colleghi che avevano subito la mia stessa sorte, ma misteriosamente hanno tutti declinato.  Non si sentivano dell'umore adatto, mi hanno spiegato. Imperterrita, ho accumulato tutti i salumi e i formaggi che sono riuscita a racimolare dai cesti natalizi - non  sono mai stata una gran donna di casa - ho tirato fuori tutte le bottiglie di vino che avevo nel ripostiglio e ho accatastato il tutto sul tavolo di cucina. Tocco di classe: la lettera di licenziamento attaccata alla porta. Dopo due orette di attesa, intorno a quel tavolo imbandito eravamo in quattro. Nell'ordine, io, quel disgraziato che sta con me, e due cari amici visibilmente imbarazzati per l'innegabile fallimento della serata. Una decina di invitati mi hanno chiamata spiegandomi che, loro malgrado, stavano facendo i conti con il terribile virus gastrointestinale che circola in questi giorni a Firenze, tutti gli altri si sono limitati a chiamare per avere notizie sul licenziamento. E così, mentre mi ingozzavo, con l'occhio sempre più spento, di quintali di formagio di capra, in preda a un evidente desiderio di abbrutimento, ho trascorso tutta la sera al telefono. "Si sono stata licenziata... si all'improvviso... sì non me l'aspettavo... che farò? mah... ora vedrò". E io che mi ero immaginata musiche e balli fino all'alba!!! Il peggio, però, è arrivato intorno a mezzanotte. Quando, finalmente, il campanello della porta di casa ha emesso un sonante dlin dlon. Il sorriso, appena abbozzato, si è subito spento: ormai ero troppo depressa per reagire a stimoli luminosi e sonori. Inutilmente il grazioso gruppetto di amici tutti fantasticamente disoccupati - qualcuno per scelta qualcuno per possibilità -  ha brindato al mio licenziamento - alla mia libertà ritrovata, dicevano - con cori gaudiosi. Era come rianimare un cadaverino. Comunque la mazzata finale, quella del tracollo definitivo, si è presentata puntuale Intorno alle una, quando, mordendomi l'ultima unghia rimasta, ho acceso la ventesima sigaretta nel giro di due ore. Un certo Simone, che Dio l'abbia in gloria - si gira e mi fa, candido candido: "Sai Mavi, mi sa che stai fumando troppo. Ti vedo un po' grigia, un po' spenta, ti stanno venendo anche le rughe". So che potrei essere fraintesa, ma è stato peggio del licenziamento. A quel punto, con molta calma e altrettanta determinazione, ho chiesto di potermi ritirare nelle mie stanze.

Postato da: mavimavi a 00:28 | link | commenti (23) |

 

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